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Altomilanese, le calze prima di Castel Goffredo

L'Altomilanese vanta un'antica tradizione industriale, anche e soprattutto in campo tessile, ed oggi è ancora al centro di una delle più significative esperienze, in Italia e a Neymar Brazil Home Yellow Soccer Jerseys Neymar Brazil Away Blue Soccer Jerseys 2014 World Cup Brazil Away Blue Jerseys Clint Dempsey Home Soccer Jerseys 2014 Clint Dempsey World Cup Soccer Jerseys 2014 Clint Dempsey #8 2014 World Cup Soccer Jerseys discount oakley sunglasses discount oakley sunglasses livello mondiale, di imprenditoria diffusa. E lo era già negli anni Venti. Un'osservazione organica dello sviluppo industriale che si è verificato nel periodo della prima guerra mondiale e in quello immediatamente successivo nei mandamenti di Gallarate e Somma Lombardo è possibile grazie all'indagine statistica compiuta dalla Federazione industriali del Gallaratese e resa pubblica nel l924. Le persone occupate erano in totale 20.618.Il settore tessile era in testa sia per numero complessivo di ditte (123), sia per impianti di grosse proporzioni. Su questo sviluppo industriale travolgente e ben definito agirono due fattori. Il primo era legato alla copiosa disponibilità di energia elettrica, prodotta a pochi chilometri di distanza dagli impianti di Vizzola Ticino; il secondo era in relazione alle caratteristiche del conflitto. Si formarono negli anni della guerra molte piccole o medie aziende di complemento e supporto ai grossi opifici, specie cotonieri, costituitisi nei decenni precedenti. Quando poi l'Altomilanese fu accorpato alla provincia di Varese vennero realizzate molte altre imprese, che andarono ad affiancarsi ai "pionieri" del secolo precedente. Nel settore delle confezioni un posto di un certo rilievo era occupato dalla maglieria. Si trattava di una tradizione piuttosto recente, ma che aveva saputo conquistarsi un ruolo di prestigio nel mercato interno ed estero. A prezzi modesti proponeva un prodotto apprezzato per praticità ed elasticità. Molti di questi maglifici in un secondo tempo arricchirono o sostituirono la loro produzione originaria con quella di calze e prodotti affini, dato che la tecnologia industriale impiegata per la maglieria poteva con minimo sforzo e costo essere adattata alle nuove esigenze produttive. Quanto ai calzifici veri e propri il loro numero cresceva in modo impressionante, dotati di macchinari "dell'ultima generazione", dai quali si poteva ricavare tutto quello che la moda del tempo richiedeva. Grazie alla fantasia dei produttori, la calza italiana aveva invaso il mercato mondiale. Molto richieste erano le calze da signora di qualità medio bassa e quelle per uomo di tutti i tipi. Sembra, però, che fossero le calze da ragazzo l'articolo più richiesto "perché moderato nel prezzo e ben studiato nella perfezione della sua confezione e nella indovinata combinazione dei suoi elastici".La calza per signora tipo fine fabbricata su macchina "Cotton" veniva smerciata e interamente assorbita sul mercato nazionale. A introdurre in Italia i macchinari Cotton era stata la ditta Calzificio Nazionale Sonnico, sorto nel 1926 a Caronno Milanese. Oltre a questa azienda, molti altri erano i calzifici degni di essere ricordati: la Manifattura Bustese calze, con stabilimento a Busto Arsizio, costituitasi nel 1921 con 100 operai. Fratelli Ferrero con stabilimento a Somma Lombardo, fondata nel 1922, con 80 operai. Calzificio di Vedano Olona, sorto nel 1929, noto soprattutto per la produzione di calze di qualità fine in seta e rayon per signora. Calzificio Varesino con stabilimento a Varese, sorto nel 1924, specializzato in calze per ragazzo e molto apprezzato all'estero. Calzificio Malerba con sede a Varese, costituito nel 1926, apprezzato per calze da donna e bambino e la "perfezione dei prodotti in relazione al prezzo veramente modico". Carabelli Giuseppe con sede a Solbiate Arno, avviata nel 1924, con vendita all'ingrosso e dettaglio, specializzato in calze per uomo e donna. Calzificio Bustese Mondini a Busto Arsizio. Fratelli Albertalli con sede Gavirate, produttrice di maglieria intima di media qualità su macchine circolari, ma anche calzetteria e tintoria. La crisi economica iniziata nel 1927 unitamente all'eccesso di produzione, al calo dei prezzi e alle restrizioni sull'esportazione iniziò a minare le fondamenta di alcune di queste imprese; la produzione si ridusse in quantità in media del 35%. Con l'avvento del governo fascista, lo Stato venne abilitato a intervenire anche nella più generale vicenda produttiva di industrie che avevano rilievo non solo militare. A questo passaggio e alle successive evoluzioni contribuì in modo decisivo la depressione, che aveva colpito tutti i paesi industriali. Il governo con la legge del 12 gennaio 1932 n° 41 fissò i criteri relativi all'impianto dei nuovi stabilimenti e all'ampliamento di quelli esistenti. L'evoluzione dei nuovi impianti per calzifici della provincia può essere seguita per un certo periodo grazie ai verbali della Sezione Industria (1938-40), deputata dalla legge ad esprimere uno dei tanti pareri che dovevano condurre allo svolgimento delle singole pratiche. La sezione in linea di massima puntava alla tutela delle attività già esistenti e permetteva di incrementare solo i macchinari esistenti. Emerge così un ulteriore elenco di ditte del polo Altomilanese dedite alla produzione di calze: Calzificio di Cislago; Ditta Donzelli Antonio di Caronno Milanese; Manifattura Bustese Calze di Busto Arsizio; Calzificio Caronnese di Rondi Eligio e Donizelli Giovanni (Caronno Milanese); Calzificio di Cavaria di Eligio e Ruggero Mazzucchelli di Cavaria; Calzificio Fulvio Fossa di Cavaria; Calzificio Molinari di Gavirate; Calzificio Cattaneo e C. di Jerago con Orago; Calzificio italiano Pavia di Busto Arsizio; F.lli Carabelli di Solbiate Arno; Calzificio Valle Olona di Somma Lombardo; Calzificio Antonio Ferrero di Somma Lombardo; Calzificio Cervini di Orago. Sono poche le aziende citate che hanno mantenuto fino a oggi un ruolo importante sul mercato. Chi è rimasto, ha saputo organizzarsi per superare le difficoltà postbelliche e le incertezze del declino seguente al cosiddetto boom dei primi anni sessanta: essenzialmente sono Calzificio F.lli Carabelli, Calze Malerba e Industrie Bustesi Calze. Oggi, il polo Altomilanese nella calzetteria ha ceduto il primato per numero di imprese e addetti al polo mantovano di Castel Goffredo per la calzetteria femminile, e al polo bresciano di Botticino. Ciò nonostante, la presenza di aziende di grande prestigio e professionalità come quelle che abbiamo citato sopra, confermano l'Altomilanese quale punto di riferimento obbligato per chi opera nel settore.

 

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